Risorgere…come?
Non possiamo distogliere lo sguardo e non rimanere senza parole di fronte agli scenari di guerra che si amplificano. E quale è la condizione di chi si sveglia dentro una guerra decisa altrove, per ragioni che non gli appartengono, e si ritrova a essere la vittima su cui si misura il fallimento della politica, un bersaglio, un numero, un frammento di cronaca che rischia di perdere anche il nome?
Quando la violenza sbriciola il quotidiano presente e cancella l’orizzonte del domani, che resta oltre alla fuga dalla propria terra, all’esilio da quello che fino a poco prima si riteneva ovvio?
Eppure in questa spoliazione, spesso emerge la nobiltà nuda e la resistenza di chi, pur abitando l’assurdo, non si lascia seppellire dalle macerie e una dignità silenziosa, più grande della distruzione, si manifesta nel semplice restare, nel non darsi per vinto, nel voler ricominciare, nel non farsi travolgere dall’odio. È la forza di chi custodisce un barlume di speranza nel caos, di chi non rinuncia alla propria umanità anche quando tutto intorno sembra negarlo.
Il cuore dell’uomo è strutturato da questo desiderio che non accetta sconti: vuole la vita, cerca la speranza, pretende un senso che non si sbricioli sotto le bombe. È un’esigenza costitutiva, che spinge verso l’alto, che supplica un senso, anche quando la realtà sembra esistere solo per negarlo e la storia, con la sua ferocia ciclica ed il suo cinico calcolo, pare voler dimostrare che questo desiderio è solo un errore di sistema, un’illusione destinata a infrangersi contro il muro degli interessi politici ed economici.
Tuttavia, la sola volontà umana, per quanto nobile e resiliente, sembra talvolta essere insufficiente davanti all’assoluto del male. Il desiderio si fa supplica e si apre al Mistero. La necessità di risorgere smette di essere uno sforzo psicologico e diventa l’attesa di un fatto.
È qui, in questo punto di rottura tra ciò che il cuore implora e ciò che la storia infligge, che la resistenza umana e civile si trasforma in domanda religiosa. Non basta più “restare”; emerge la necessità di una forza che non sia solo umana, di un intervento che non si limiti a riparare le macerie, ma che rigeneri l’essenza stessa dell’io e dell’essere uomo. È il passaggio dalla sopravvivenza alla Pasqua: non un ritorno a un passato, forse ormai irrimediabilmente perduto, ma l’irruzione di una vita nuova, che ci restituisca a noi stessi.
A questo grido, che nasce dalle feritoie della nostra desolazione, danno voce i versi di Margherita Guidacci, che trasformano il lamento in una supplica di risurrezione ed è il migliore augurio e auspicio per tutte le situazioni che ci è dato di vivere:
Chi ci darà coraggio? Dov’è la nostra speranza?
Alto si leva il lamento sopra le nostre vie.
Patria dell’uomo è l’uomo e noi siamo tutti in esilio.
Ma tu ci hai creati una volta, Signore, tu puoi crearci di nuovo.
Spezza il cuore di pietra, dacci un cuore di carne.
Buona Pasqua di Resurrezione!

