“Volto e voce sono sacri”
In un mondo in cui la connessione è ovunque e senza limiti e rimanerne fuori, esclusi anche per poche ore, genera senso di smarrimento, inquietudine e disagio, è sempre più evidente la sensazione che la nostra umanità concreta si faccia, ogni giorno, un po’ più sottile, più rarefatta, e si accontenti di immagini, video, post, che hanno la misura di un reel o di una story, che dopo 24 ore ha concluso la sua efficacia e si dilegua.
Social, virtualità e intelligenza artificiale stanno riempiendo i canali comunicativi e il nostro immaginario di deepfake, di video, immagini e contenuti falsi e inesistenti.
Ma un po’ questo piace, perché – dicono gli esperti – l’algoritmo ci tieni incollati con la continua variazione di contenuti, che pescano sulle nostre ricerche, attenzioni e desideri, e così ci fornisce una piccola goccia di soddisfazione o ripugnanza di pochi secondi, che ci costringe però a continuare, a vederne un altro, a scrollare l’ennesima apparente innocua iniezione di curiosità.
Social e rete hanno anche la capacità di amplificare parzialità e falsificazioni attraverso fake news, deformazioni, semplificazioni o generalizzazioni, che alimentano complottismi e dietrologismi.
E questi ci danno la sensazione non solo di allontanarci, nei fatti, dalla verità, ma anche insinuano sottilmente il pensiero che, in fondo, una verità non esiste, o meglio ne esistono almeno quante sono i soggetti, che pur la verità la cercano, loro malgrado.
Sì…insomma ognuno può pensarla come vuole e su qualsiasi argomento: lo può fare sulla dieta, sull’interpretazione di un fatto più o meno storico, sull’esistenza dei marziani e, non da ultimo, su ciò in cui credere. La terra è piatta? Va bene. È curva? Va bene lo stesso. È a cono, a piramide, è un tetraedo? È il tempo del relativismo, che da pericolo – come circa 20 anni fa sottolineava Papa Ratzinger – è divenuto diffuso sentire.
Il tema però non è la forma della terra (che, a scanso di equivoci, non è piatta! ndr), ma come lo sviluppo tecnico-digitale, frutto e creatura dell’uomo contemporaneo, amplifichi e ponga interrogativi cruciali e sostanziali sulla potenzialità ed evoluzione di una tecnologia, che invade la vita produttiva, di relazione e quella privata, e soprattutto sulla ricerca e sete di autenticità, in particolare nelle relazioni.
Nel messaggio per la giornata delle Comunicazioni sociali “Custodire volti e voci umane nell’era dell’IA” Papa Leone XIV riflette sull’impatto antropologico dell’intelligenza artificiale e dei social media sulla dignità umana. E ricorda che comunicare è incontrare e che “il volto e la voce sono tratti unici, distintivi di ogni persona, che manifestano l’irripetibile identità voluta da Dio, il quale ha impresso in ogni volto il proprio sigillo, riflesso indelebile del suo Amore” Ed è nella relazione da volto a volto, da parola a parola che ciascuno può scoprire l’altro e sé stesso.
Nel saggio Totalità ed Infinito E. Levinas scrive: “Noi chiamiamo volto il modo in cui si presenta l’Altro. Questo modo non consiste nel mostrarsi come un insieme di qualità che formano un’immagine. Il volto d’Altro distrugge ad ogni istante e oltrepassa l’immagine plastica che mi lascia. […] La vera natura del volto, il suo segreto sta altrove: nella domanda che mi rivolge, domanda che è al contempo una richiesta di aiuto e una minaccia.”
E la scuola…che può fare?
Forse è uno dei pochi luoghi rimasti, dove i piccoli ed i grandi, fuori dalle proprie stanze e dal rifugio dello smartphone, hanno l’opportunità di confrontarsi dal vero in una fitta rete di relazioni reali, non mediate, e dove è possibile imparare che la tecnologia serve a costruire una cittadinanza digitale consapevole e responsabile, piuttosto che a depredare l’umanità della sua capacità di incontro e relazione. Un luogo dove i volti e le voci sono veri, sacri ed incontrabili.

