Lavoro e ribellione
Perchรฉ faticare se posso avere tutto con un click?
In un mondo, dove tutto deve essere “mi piace“, veloce e levigato, si aspira a far scomparire la fatica, che appare come negativitร , resistenza, ostacolo, lentezza. Sui social, la routine di continue brevi novitร (scroll e like) ci illude con micro-ricompense istantanee ed elimina la possibilitร di un incontro con ciรฒ che รจ diverso da noi, nella spasmodica ricerca di ciรฒ che ci corrisponde, ci gratifica, seppur per pochi secondi, ci accarezza e ci coccola nella nostra confort-zone, senza intoppi, traumi o cadute.
Invece la fatica richiede la capacitร di “fallire” e di “soffrire” l’altro, che ci resiste, che sia persona o situazione con cui ci impattiamo.
Il sociologo Byung-Chul Han afferma che la nostra รจ la societร del disimpegno digitale, del piacere pigro, una forma di dipendenza e di prigione, che si inghiotte il nostro tempo, dove tutto appare facile, persino lโindignazione, ma dove, in veritร , non si incontra mai nulla e nessuno che ci costringa a cambiare, a crescere, a “lavorare”, innanzitutto su noi stessi.
Giร il lavoro!
Se la rete ci spinge verso una stanchezza “solitaria” e il miraggio di una vita senza lavoro e fatica, sempre piรน ingabbiandoci in un narcisismo digitale autoreferenziale, ci chiediamo quale sia il senso del lavorare, se sia la consumazione ed erosione della nostra esistenza.
Se il lavoro รจ ridotto a mera necessitร economica per vivere/sopravvivere, rischiamo di svuotare di significato i nostri giorni migliori.
Esiste un lavoro piรน profondo, unโopera a cui tutti siamo chiamati: il lavoro come pratica artigianale dellโamore e della cura della realtร ed delle persone, la fatica del progettare, del costruire, del risolvere i conflitti.
Cosa dobbiamo dire e raccontare ai nostri ragazzi?
La fatica รจ il prezzo della profonditร . Senza la fatica del concetto, non c’รจ pensiero; senza la fatica dell’ascolto, non c’รจ amore; senza la fatica della diplomazia, non c’รจ pace. Scegliere la fatica del “lavoro quotidiano”, anche a scuola, significa rivendicare il diritto a un’esistenza che non sia un semplice reel su uno schermo, ma un’opera densa, sofferta, collettiva e, proprio per questo, infinitamente piรน felice.
In un’epoca segnata da ferite e conflitti, questo lavoro di costruzione si espande necessariamente dal privato al pubblico, rivelando che anche la pace non รจ una condizione naturale, ma un manufatto faticoso, non รจ un dato acquisito, ma una costruzione continua, un’opera che deve essere fatta senza sosta, non una tregua passiva, ma un cantiere aperto che esige il coraggio del dialogo.
Simone Weil, giovane ed assetata donna che visse con intensitร il mondo della scuola e del lavoro, insegna che il segreto dell’amore e della pace risiede nell’attenzione, una facoltร che va allenata con disciplina e che lo studio e ogni sforzo acquistano un senso nuovo: non studiamo per il successo, ma perchรฉ lo studio รจ la ginnastica dellโattenzione che prepara allโamore. Ogni volta che ci applichiamo con onestร a un compito difficile, stiamo allenando il muscolo dell’anima.
Se la rete ci vuole “distratti” per poterci manipolare, lo studio, la fatica ed il lavoro sono il piรน rivoluzionario atto di ribellione.

