Il laboratorio delle scelte
L’autunno, in queste mattine di fine ottobre, entra con qualche fredda ventata nelle nostre aule, portando con sé un ritmo naturale che inizia a rallentare: la stagione frena, si raccoglie, è il tempo del pensiero, profondo, e della riflessione più personale ed intima.
Nella scuola è il momento in cui la parola orientamento smette di essere un’astratta indicazione sul calendario scolastico e si fa domanda concreta, attesa, sguardo verso l’orizzonte.
È il tempo in cui ragazze e ragazzi, in ogni ordine di scuola, sono chiamati a misurarsi con la necessità di tracciare una rotta, di segnare un primo solco nella terra del proprio domani.
Ma orientarsi non è un mero adempimento burocratico, è l’appuntamento che ricorda a tutti, anche agli adulti, che scegliere è una delle azioni fondamentali e più alte della vita umana.
Eppure, il clima culturale in cui i nostri giovani (e non solo loro) sono immersi e si trovano a decidere, continua a ripetere messaggi contraddittori legati ad un mantra diventato quasi fede secolare e collettiva: «Impossible is nothing». Frase iconica, attribuita a Muhammad Ali, diffusa da importanti campagne pubblicitarie, che spaccia l’idea che non esistano confini, che ogni desiderio sia un diritto insindacabile e realizzabile e, comunque, che ogni opzione possa sempre rimanere aperta, senza limiti. Il limite, e di conseguenza l’errore, vengono così raccontati come una sconfitta personale, un difetto di volontà o un intollerabile ostacolo alla realizzazione di sé.
Dire che all’uomo tutto è possibile significa mortificarne il suo valore, nel tentativo di salvarlo dal peso insostenibile della fallibilità , svilire e svuotare proprio la capacità di scelta.
Negare o evitare il limite non consente di diventare più liberi, ma più fragili e smarriti.
Il limite è, invece, la condizione indispensabile della forma e dell’incontro con l’altro, senza un confine chiaro non c’è identità , né incontro nè riconoscimento, ma soltanto dispersione. E così l’illusione che tutto sia teoricamente possibile genera paralisi, il timore di chiudere una porta trasforma la scelta in una fonte d’ansia e blocca ogni opzione e decisione.
Scegliere invece significa accettare il confine per entrare nella sfida della crescita, assumersi il rischio del fallimento e dell’errore, sapendo che non esistono viaggi privi di deviazioni o di fermate impreviste: un laboratorio di libertà , che costringe a mettersi in gioco, dove imparare a misurarsi con i propri confini senza paura di sbagliare ed affrontare le fatiche del percorso.
Ma significa soprattutto uscire dalla paralisi, per dare concretezza e forma alle idee, ai sogni, alle competenze coltivate, ai talenti e alle relazioni umane intrecciate negli anni.
Anche i fatti di violenza di queste settimane suggeriscono forse la necessità di interrogarsi quali siano gli effetti di un mondo in cui sono evaporati i limiti a vari livelli, la spia di una profonda crisi, che ci racconta che, quando si educa all’illusione che tutto sia dovuto, immediato e senza condizionamenti, l’impatto con la frustrazione e la durezza del reale non genera dialogo, ma rabbia cieca.
L’orientamento scolastico non è un verdetto spaventoso, né la fonte di una paura irrazionale che chiude le porte, ma l’occasione per imparare a misurarsi con i propri confini senza temere le cadute e gli ostacoli.
In un tempo che cede alla tentazione di distruggere o alla paura di sbagliare, scegliere diventa quasi un atto rivoluzionario: non una rinuncia, ma il primo mattone con cui è possibile dare forma al mondo che vogliamo abitare.
Per questo la nostra porta è aperta. Ti aspettiamo.

