Dove l’acqua cerca la sua via
Ogni inizio d’anno ha la freschezza di una sorgente. C’è un’energia pulita, che si libera nei primi giorni di scuola, qualcosa di puro, che ci sorprende sempre, fatta di aspettative, entusiasmo e desideri: è la gioia del cominciare come Cesare Pavese scriveva nel Mestiere di vivere nel 1937:
“L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante ”.
Come un torrente che sgorga incontaminato tra le rocce, il nostro percorso comincia da un punto preciso: il desiderio di apprendere e di scoprire, la curiosità di incontrare gli altri ed il mondo, l’energia nuova di chi si affaccia in un’aula per la prima volta o vi ritorna con sguardo rinnovato. C’è una forza intatta nella partenza, un’energia limpida che attende solo di trovare il suo corso.
Procedendo nel suo cammino, il fiume incontra territori diversi. Vi sono tratti in cui l’acqua scorre veloce e impetuosa, quasi torrenziale, altri in cui si attarda in meandri e sinuosità o attraversa temporanee secche: sono i momenti dell’impegno più intenso, delle sfide cognitive ed emotive, delle inevitabili fatiche che accompagnano ogni vera crescita. Ma è proprio lungo questo percorso che il fiume riceve forza dai suoi affluenti.
Nella nostra scuola, gli affluenti sono le relazioni, il confronto con i docenti, l’intreccio con le famiglie, le amicizie tra compagni, le diverse discipline che si fondano e che dialogano l’una con l’altra. Nessun fiume diventa grande da solo; si arricchisce accogliendo l’apporto di ogni goccia che incontra lungo la sua strada.
Educare significa esattamente questo: accompagnare ciascuno a “riconoscersi”, a scoprire la propria identità all’interno di una trama più grande, trovando il proprio posto nel flusso della vita e della propria storia personale.
Man mano che il fiume si avvicina alla pianura e l’acqua trova la sua via, la sua corsa si fa più ampia, distesa e profonda. La corrente non ha più l’impulsività della sorgente, ma acquista una maturità capace di irrigare e fecondare tutto ciò che attraversa. Come a dire che la conoscenza e formazione non servono a trattenere, ma ad allargare le sponde, a sviluppare un pensiero critico e aperto, pronto a sfociare nelle opportunità e nella vita adulta.
La foce è lo spazio vasto, accogliente e pieno di possibilità, a cui si arriva pronti solo se si è vissuto appieno ogni tratto del viaggio, senza temere né le rapide né le secche.
L’augurio che rivolgiamo a tutta la nostra comunità scolastica per questo nuovo anno è di cercare la corrente, di non dimenticare la forza limpida della sorgente, di accogliere gli affluenti ed avere il coraggio di spalancare le braccia verso la pianura e le sue terre.
Allora forse potremo dire anche noi quel che Paolo Rumiz, scrittore -viaggiatore scrive in Morimondo “Un fiume non è un luogo, ma una persona, e in questo viaggio mi è accaduto di sentirlo cantare.”
Ci vediamo al mare!

